
Da bambina
Ero una bambina molto sensibile.
Non riuscivo ancora a dare un nome alle emozioni che provavo, così le comunicavo attraverso il corpo: il broncio, il sorriso, le braccia incrociate
Poi sono arrivati gli occhiali, l’apparecchio, i vestiti di seconda mano..
Ci sono stati momenti in cui
non mi riconoscevo in ciò che vedevo riflesso.
Ricordo ancora la vergogna di salire sul palco per un saggio di pianoforte sentendomi vestita con abiti che non parlavano di me, in cui mi sentivo a disagio.
Ho imparato presto quanto il modo in cui ci percepiamo possa influenzare come ci sentiamo e la relazione con gli altri.
È stato il primo momento in cui ho capito che sentirsi rappresentati non è mai una questione superficiale. Forse è stato proprio allora che ho iniziato a osservare le persone con ancora più attenzione.

Molto presto iniziai ad osservare gli altri. Mi accorsi che esisteva un altro linguaggio.
Un linguaggio silenzioso: l’abbigliamento. E che anche ciò che indossiamo parla.
Senza saperlo stavo già facendo quello che oggi continua ad affascinarmi:
cercare di capire cosa raccontano le persone di sé attraverso ciò che mostrano.
Verso la fine del liceo iniziai a sentirmi bene nel mio corpo. Stavo bene fisicamente.
Cominciai a sperimentare diversi stili: hippie, hip pop, dark, rock
Non cercavo di seguire la moda.
Stavo cercando me.
Fu allora che capii una cosa importante.
Non volevo appartenere ad uno stile. Volevo poter scegliere.

L'università
Per questo, quando è arrivato il momento di scegliere l’università, dentro di me non c'erano dubbi.
Volevo capire le persone.
E volevo capire il linguaggio dell'immagine.
Così ho studiato

e, successivamente,
Psicologia alla Sapienza
Fashion Design allo IED.
Due mondi che nel 2002 sembravano lontanissimi e per me erano già lo stesso linguaggio.
Lavorando nella moda ho capito ciò che mi mancava. Disegnare abiti mi appassiona.
Creare qualcosa che prima non esisteva è bellissimo.
Ma qualcosa continuava a non tornare.
Spesso vedevo donne scegliere un vestito perché qualcuno diceva che era quello giusto. Attrici, presentatrici televisive, spose, modelle.
Corpi vestiti perfettamente, ma
persone ascoltate troppo poco.

in Atelier
Ho lavorato in atelier, ricordo ancora una sposa.
Aveva raccontato quale emozione desiderava vivere nel giorno del suo matrimonio. Quando provò un certo abito, le si illuminarono gli occhi.
Non le venne detto che non era disponibile. Fu solo convinta a sceglierne un altro. Bellissimo, ma che non raccontava più lei.
È stato un momento che mi ha lasciato un senso di tristezza.
Per me la moda non è mai stata fare vestiti
È sempre stata un linguaggio,
uno strumento per rendere visibile qualcosa che esiste già.
Per questo ho continuato a cercare. Ho studiato. Mi sono formata.
Ho approfondito la psicologia dell'abbigliamento quando ancora se ne parlava pochissimo.
Finché ho trovato un master tenuto da psicoterapeute che parlava finalmente la mia lingua. Proseguii per 3 anni con loro, poi arrivò una scelta difficile.
Per proteggere il rigore scientifico del percorso, la parola "immagine" iniziò quasi a sparire. Per me era impossibile.
Perché proprio l'immagine era il linguaggio che avevo sempre cercato.
Lasciare quel gruppo fu doloroso. Avevo paura di fallire.
Paura di perdere il sogno che avevo inseguito per tutta la vita.
Ma proprio lì nacque l'idea di creare qualcosa che mettesse
al servizio degli altri ciò che sapevo fare e ciò che mi appassionava da sempre.
NASCE MINDSTYLIST
MINDSTYLIST nasce da una convinzione semplice.
L'immagine non serve a piacere, serve a rappresentarsi.
Credo che nessuno dovrebbe sentirsi costretto a vestirsi per un ruolo, per compiacere gli altri o per nascondersi.
Credo che ogni persona abbia il diritto di riconoscersi nello specchio, con quella sensazione silenziosa che dice: “Eccomi!"
Per questo oggi unisco psicologia e immagine in un percorso che aiuta le donne a riconoscersi.
Vestirsi con più sicurezza, sentirsi più belle e più libere non è il punto di partenza, è la conseguenza.
Perché quando inizi a rappresentarti davvero...
non cambia solo ciò che indossi.
Cambia il modo in cui scegli te stessa.


MINDSTYLIST nasce perché credo che nessuno dovrebbe sentirsi costretto a rappresentare qualcuno che non è.
L'immagine può diventare una maschera. Oppure può diventare una casa.








